In Formula 1, le parole in codice sono parte integrante della comunicazione tra piloti e ingegneri. Servono non solo a trasmettere informazioni rapidamente, ma anche a mantenere un certo livello di segretezza strategica nei momenti cruciali. A volte, però, queste espressioni diventano veri e propri tormentoni tra i fan. È il caso di “San Diego”, la misteriosa frase pronunciata da Riccardo Adami a Lewis Hamilton durante le qualifiche per la Sprint del GP di Cina 2025, poi vinta proprio dal britannico.

 

Cosa significa “San Diego” nel team radio tra Adami e Hamilton

 

Durante un team radio ormai diventato virale, Hamilton chiede al suo ingegnere di pista, Riccardo Adami, la loro posizione dopo il giro di qualifica. La risposta? “San Diago.” Un momento di silenzio, poi una risata e un entusiasta “Davvero? Sì!” da parte di Lewis. E l'ingegnere poi controbatte con: "Good Job! San Diego, San Diago". Un errore di pronuncia? Non proprio, è tutto motivato. Ma cosa vuol dire esattamente?

 

Anche se non esiste una conferma ufficiale, molti credono che “San Diego” sia un codice interno usato dall'ingegnere di pista Adami per comunicare la pole position, ispirato al film Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy, dove il protagonista interpretato da Will Ferrell fa una battuta diventata iconica proprio su quella città (dov'è anche presente la battuta "San Diago, San Diego"). Hamilton, noto fan del film come da lui stesso ammesso in alcune interviste, potrebbe aver scelto questo riferimento come modo scherzoso e unico per identificare un momento di successo. Un tocco di leggerezza in mezzo alla sempre presente tensione della pista.

 

Le altre parole in codice celebri della Formula 1

 

“San Diego” non è certo il primo esempio di linguaggio criptico in F1. Tra le espressioni più celebri, impossibile non citare “Hammer Time”, la frase con cui l'ex l’ingegnere di pista, Peter Bono, della Mercedes avvisava Hamilton che era il momento di spingere al massimo. Questo comando, diventato un simbolo del dominio di Hamilton negli anni con la scuderia tedesca, indicava che non c’era più bisogno di gestire le gomme o il passo gara: bisognava semplicemente volare.

 

Anche altri team usano codici simili per indicare strategie, cambi di mappature o situazioni particolari in gara, a volte cambiando le parole per evitare che i rivali possano capirne il significato. Una piccola guerra di intelletto che si combatte via radio, curva dopo curva.